Oberon Admin

Età : 28 Registrato il : 30/10/07 Messaggi : 237 Localizzazione : Firenze
| Oggetto: Pantheon Romano Lun Gen 28, 2008 12:29 am | |
| APOLLO: Dio della Profezia MARTE: Dio della Guerra DIANA: Dea della caccia e della luna ESCULAPIO: Dio della Medicina MINERVA: Dea delle Arti, dei Mestieri e della Guerra SATURNO: Dio dei Cieli e Signore dei Titani CERERE: Dea del Grano BACCO: Dio del Vino e della Vegetazione CUPIDO: Dio dell'Amore TERRA: La Terra Madre VULCANO: Dio del Fuoco GIUNONE: Dea del Matrimonio e del Parto. Protettrice dei Viaggiatori, Ladri e Mercanti MERCURIO: Messaggero degli Dei VESTA: Protettrice della Casa SOMNUS: Dio del Sonno PLUTONE: Dio degli Inferi NETTUNO: Dio del mare ABBONDANZA: Moglie di Crono, Dea Madre URANO: Dio del cielo e Padre dei Titani GIOVE: Signore degli dei Al latino appartiene il termine religio, entrato poi in tutte le lingue moderne. Cicerone fa derivare questa parola da relegere (rileggere, ripassare, riconsiderare), il cui contrario è il verbo neglegere ( trascurare). Religio significa, quindi, prestare attenzione alla volontà divina, in contrasto con negligentia, che significa invece trascurarla. Fornendo questa etimologia, Cicerone illustra appieno il concetto di religione presso i Romani, per i quali essa è da intendersi come qualcosa che in nessun caso può essere trascurato, cui si deve scrupolosa obbedienza. La religione ufficiale degli abitanti della città di Roma, e poi dei cittadini dell'Impero Romano, vanta una storia più che millenaria. La "Dea Roma)) sta a testimoniare la profonda coscienza di sé e della propria missione del popolo romano: questa personificazione femminile della città di Roma fu oggetto di adorazione rituale e in suo onore vennero eretti templi, come il doppio tempio di Venere e Roma, consacrato nel 121 d.C. Per i Romani, mito e storia confluiscono entro una visione religiosa di carattere na7ionale e politico, in cui i fatti mitici acquistano efficacia incarnandosi nella pratica sacra dei presente. Tratto specifico della religiosità romana può considerarsi l'atteggiamento scarsamente speculativo, molto più attento alla valorizzazione delle realtà concrete e immediate della vita religiosa.
IL PANTHEON
L'ordine morale
Nel mondo romano, il diritto umano èstrettamente legato al superiore ordine divino: io ius divinum ("diritto divino") forniva ai cittadini le linee fondamentali di comportamento nei confronti della divinità. Un armonioso rapporto di concordia tra divinità e cittadini romani era definitapax deum ("pace degli dei").Il codice morale era sottoposto alla tutela degli dei, soprattutto di Giove, cosicché una violazione delle norme etiche era considerata un affronto fatto agli dei e poteva scatenare la maledizione divina sul malfattore: il sacrilegio tuttavia poteva essere espiato (expiatio). L'individuo, la cui vita è governata dal destino (fatum), doveva guadagnarsi l'aiuto delle divinità, secondo il principio espresso dalla frase do Ut des (io do, affinché tu dia). Delle due sfere della vita dei cittadino romano, la res publica e la res privata, la seconda veniva sempre subordinata alla prima. Valori fondamentali dei cittadino romano erano la virtus, la gloria, la libertas, la pietas (quest'ultima da intendersi come il rispetto e la pietà religiosa), la fides (la fedeltà), la dignitas (la stima generale) e la maiestas populi romani (la potenza e la grandezza del popoio romano), che era considerata il bene supremo.
Particolare importanza riveste nell'etica romana il concetto di pietas: inteso dapprima come sentimento di nspettosa devozione verso i genitori e i figli, passò poi a esprimere anche la venerazione per la comunità e lo stato. La ribellione agli dei, l'odio per i genitori e i fratelli, l'imbroglio, l'avarizia, l'infedeltà e il tradimento erano considerate gravi mancanze. A capo della famiglia era posto il padre (paler familias), con potere illimitato (patria potestas) sulla consorte (mater familias), i figli e gli schiavi. Il padre di famiglia imponeva l'ordine domestico attraverso la sua autorità. Diligentia, severitas e continenhia (nel senso, quest'ultima, di temperanza) dovevano caratterizzare il suo operato. La giovane generazione veniva educata secondo l'esempio degli anziani (mos maiorum). Nei confronti degli adulti i giovani dovevano mostrare modestia, reverentia, obsequium (obbedienza), verecundia (sincerità) e pudicitia. La disciplina domestica era fondamento di quella militare e con essa della grandezza e della potenza dello stato romano.
Riti dei ciclo della vita: matrimoni e usi funerari
Il giorno prima del matrimonio la sposa consacrava il suo abito da fanciulla a Venere o ai Lari.Il giorno delle nozze si traevano auspici; se erano favorevoli, gli sposi si porgevano la mano, dichiarando così la loro volontà di unione. Il giorno successivo al matrimonio, la giovane sposa compiva libagioni, per la prima volta a casa del marito. Vi erano diverse forme di unione matrimoniale, che era comunque rigorosamente monogama. Il rito della confarreatio (da farreum bibum, un dolce di frumento offerto durante la cerimonia al Genio del matrimonio) veniva celebrato religiosamente. L'unione era suggellata dinanzi al ponhifex maximus, al f/amen Dia/is (sacerdote di Giove) e dinanzi a dieci testimoni. Il matrimonio così concluso era indissolubile nei tempi antichi, mentre nel periodo imperiale era revocabile. In occasione della coemplio un accordo che sanciva il distacco della sposa dalla precedente condizione e il suo diritto di eredità veniva dichiarata l'unione matrimoniale senza elementi sacrali, dinanzi a cinque testimoni, e i futuri sposi si domandavano a vicenda se erano pronti a divenire paler familias e mater familias.
Il matrimonio attraverso usus (consuetudine") diventava valido, con una dichiarazione di entrambi i contraenti, dopo che la donna aveva abitato per un anno nella casa dell'uomo; la sua assenza per tre notti consecutive poteva annullare il matrimonio. Nel matrimonio sine in inanun convenlione entrambi i coniugi e i rispettivi padri rilasciavano una semplice dichiarazione. La donna restava sotto la pOlestas dei padre, e non diveniva di conseguenza niaterfamilias, ma soltanto uxor ("moglie"). Una simile unione poteva essere sciolta da entrambi i coniugi senza complicazioni formali. Per quanto riguarda invece il cerimoniale funebre, i morti venivano deposti su un letto circondato da candelabri e corone di fiori. Il corpo veniva poi seppellito o cremato dai parenti. I Romani conoscevano inizialmente solo la pratica dell'inumazione, mentre l'uso di cremare i morti e di raccoglierne le ceneri in urne, da riporre in apposite nicchie, derivò da influssi greci ed etruschi: per la somiglianza con le colombaie, i cimiteri di urne funerarie erano detti columbaria. Nel luogo della sepoltura venivano deposti anche alcuni oggetti, ritenuti utili al defunto durante la sua esistenza futura: per gli uomini armi e attrezzi di lavoro, per le donne cOsmetici e articoli da toeletta, per i bambini giocattoli.
Le necropoli, luoghi di sepoltura, erano situate al di fuori degli insediamenti abitativi. lungo le strade provinciali. La più famosa è quella sulla Via Appia Antica, la strada fatta costruire nell'anno 312 a.C. da Appio Claudio Cieco: essa unisce, con percorso rettilineo, Roma a Capua e fu la prima strada provinciale pavimentata della repubblica.
Riti dei ciclo annuale
Il calendario festivo dei Romani comprendeva, oltre alle feste private della famiglia e dei gruppi sociali, le feste di stato, stabilite di anno in anno. Verso la fine dell'età augustea erano previste 132 feste statali, di cui 45 con data fissa e 87 variabili. Il calendario festivo e feriale veniva stilato dai ponlifices e, a partire dal 304 a.C., gli elenchi furono regolarmente pubblicati. 1 dies fasli (da fas, "diritto") erano i giorni stabiliti dai pontifices, nei quali il diritto divino permetteva attività profane, intrattenimenti pubblici, e soprattutto assemblee popolari (dies cornitiales). Al contrario, i dies nefasti erano giorni nei quali non potevano aver luogo né sedute di tribunali, né assemblee popolari.
La vita politica occupava 49 dei 233 giorni lavorativi. Il saeculum (da serere, seminare, da cui il concetto dei succedersi delle stagioni e quindi del tempo) era alla base della cronologia romana. Paragonabile al greco aion ("era dei mondo"), l'età dei mondo veniva suddivisa in 10 saecula, ciascuna della durata di 100 anni. Ogni 100 anni si celebravano i centenari, collegati ai Ludi saeculares (giochi dei centenario); questi venivano indetti con lo scopo di espiare le colpe degli anni precedenti e di salutare l'inizio della nuova era. Celebrati per la prima volta nell'anno 249 a.C., durante la Prima Guerra Punica (264-241 a.C.). vennero di nuovo celebrati nel 146 a.C., dopo la terza (149-146 aC.). Il poeta romano Quinto Orazio FIacco (65-8 a,C.) compose il Carmen Saeculare, poema celebrativo del centenario nell'anno 17 a.C.. sotto l'imperatore Augusto. Questo carme, cantato l'ultimo giorno delle feste da un coro di ventisette giovani e ventisette fanciulle, si vere nell'animo dell'ascoltatore il significato religioso della festa dei centenario.
Tra le feste in onore degli dei sono da citare le Feriae Martis (feste di Marte) che aprivano, il primo di marzo, l'anno romano. Ogni cinque anni si festeggiava il Lustrum, con una processione all'altare di Marte conclusa da riti sacrificali. In onore della coppia di divinità Libero e Libera venivano festeggiati il 17 marzo i Liberalia, durante i quali i figli maschi adulti ricevevano la toga libera, la veste virile. 1119 aprile erano celebrati i Cerealia, in onore della dea della terra Cerere, venerata soprattutto dai plebei. Volpi con fiaccole ardenti attaccate alle code (simbolo di sciagura) venivano liberate nei campi e poi cacciate, per scongiurare gli incendi e le malattie del grano. I Parilia erano celebrati in onore di Pales, il protettore dei pastori e delle greggi. Il bestiame veniva portato dalle stalle ai pascoli estivi e i pastori e le greggi dovevano attraversare paglia e sterpi dati alle fiamme in segno di purificazione.
Gli Ambarvalia, che ricorrevano in maggio, erano un'antica festa della terra in onore di Marte, caratterizzata da tre processioni cuiminanti nel sacrificio di un maiale, una pecora e un toro (suovetaurilia). I Vestalia, le feste della dea Vesta, cadevano il 9 giugno ed erano celebrati soprattutto da fornai e mugnai. la cui attività dipendeva dai focolare. Anch'essi erano tra Le più antiche feste del calendario romano. I Consualia onoravano Consus, il protettore delle messi: la festa, durante la quale si usava inghirlandare le bestie da soma, avveniva il 21 agosto, dopo il raccolto dei grano, e il 15 dicembre, al termine della semina. In queste occasioni si svolgevano nel Circo Massimo corse di cavalli, asini e muli, affinché gli animali si liberassero dalle maledizioni. In onore di Vulcano, il dio del fuoco, si celebravano il 23 agosto i Volcanalia, proponeva di far rivinel corso dei quali venivano gettati pesci nel fuoco, con l'intento di offrire al dio una vittima sacrificale inconsueta per il suo elemento.
In onore di Saturno, il dio protettore della nuova semina, erano celebrati i Saturnalia, dapprima nella sola giornata dei 17 dicembre, poi anche nei due giorni successivi e infine nel corso di una intera settimana. La festa della semina e dei solstizio invernale rappresenta una delle più antiche e popolari feste nell'anno romano. Ci si scambiavano candele e piccoli doni ed erano sospese le distinzioni di classe: l'ordine sociale era rovesciato e i signori si trovavano a servire i loro schiavi. In concomitanza si teneva a spese dello stato un banchetto pubblico presso il tempio di Saturno e l'atmosfera di gioia veniva mantenuta nei giorni successivi con vari festeggiamenti. La maggior parte delle feste e delle processioni erano però celebrate in onore di Zeus, il dio sommo e padre degli dei. Il culmine della vita religiosa era rappresentato dalle Feriae lovis, che avevano luogo il 13 o il 15 di ogni mese ed eccezionalmente il 23 dicembre I Parentalia, feste di fine anno in ricordo dei genitori morti e dei parenti, duravano nove giorni (13-21 febbraio). L'ultimo giorno, detto Feralia, precedeva la festa della Cara C'ognatio ("cara parentela") o Caristia: tale festività rappresentava l'occasione per riunire intorno a un banchetto i membri della famiglia e riconciliare chi aveva rotto i legami di parentela.
La più antica festa dei Romani è probabilmente quella dei Lupercalia, celebrata il 15 febbraio, in onore di Fauno. Questo dio era chiamato Lupercus (da lupus, "lupo" e arcëre, "proteggere"), facendo riferimento alla sua funzione di allontanare i lupi dal gregge e favorire così l'attività dei pastori. Luogo di culto era la grotta del Fauno, situata sulle pendici occidentali del Palatino (lupercal, "cavità del lupo"), nella quale i gemelli Romolo e Remo vennero allattati dalla lupa. Dopo l'esposizione del capro espiatorio, aveva luogo una processione intorno al Palatino, promossa dai luperci, i sacerdoti dei dio Fauno. Il poeta Ovidio espone, nella sua opera dei Fasti, una trattazione poetica del calendario romano. |
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