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 Pantheon Vedico

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Oberon
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MessaggioOggetto: Pantheon Vedico   Lun Gen 28, 2008 1:23 am

Tutti gli dei, uniti di cuore e di spirito, camminano con un solo volere nella dritta via". (Rig-Veda, 6/IX.

Questa frase del Rig deve metterci in guardia contro la tendenza, ereditata dalla mitologia greca, a gerarchizzare dei e demoni della religione vedica. Non vi è veramente alcuna possibile classificazione rigorosa, ed essa non compare mai nei testi.

Un dio vedico, un deva, non è un essere astratto; è un personaggio attivo, vivente, all'occorrenza, fra gli uomini che egli favorisce o che combatte, secondo la qualità dei sacrifici che gli sono offerti; un deva non è dunque necessariamente buono o cattivo. É la stessa cosa per gli asura (demoni): sono esseri neutri, benefici o malefici secondo i casi. Bisogna notare che presso gli Indo-Iraniani i due termini sono stati mutati: in Persia, un dio è un ahura (sanscrito asura) e i deva sono i demoni; bisogna vedere in questo una conseguenza dell'ambivalenza (doppio valore) delle divinità indo-europee.

D'altra parte sarebbe un errore far derivare gli dei vedici dall'animismo primitivo che consiste nel popolare tutto di divinità. C'è inoltre, nel pantheon del Rig-Veda, un'eco della società ariana ai suoi inizi; in particolare di Indra, divinità principale della religione vedica, un dio guerriero patrono della classe dei kshatriya, cioè della nobiltà militare. Vedremo del resto che il passaggio dalla religione vedica al brahmanesimo corrisponde ad una sostituzione dell'autorità dei sacerdoti a quella dei guerrieri.

Le maggiori divinità della religione vedica.

Le divinità vediche sono, nella quasi totalità, rappresentazioni di fenomeni naturali che avevano profondamente impressionato lo spirito del popolo.

• Indra. Nel Veda primitivo, Indra è il Dio invocato più frequentemente (250 inni sono dedicati a lui) e che ispira il maggior numero di leggende; per questo inizieremo da lui, benché sia un dio guerriero (Kshatryas), cioè di una casta inferiore alle divinità sovrane, Varuna e Mitra, che assumeranno importanza soltanto in epoca posteriore (dopo che la classe dei brahmani avrà avuto il sopravvento sulla classe dei guerrieri nella società indiana).

É il dio indiano che assomiglia di più ad un uomo. É l'unico ad avere una nascita (egli esce dal fianco di sua madre); si ritiene abbia ucciso suo padre al quale ha derubato il soma, la bevanda sacra degli dei. La sua arma è il vajra (il fulmine) con il quale egli compie le imprese più grandi. Coraggioso, potente, Indra è il dio dei guerrieri: ma ha i difetti degli uomini: si inebria di soma, è geloso della potenza degli altri e molte sono le sue scappatelle amorose. La sua dimora - quando non parte per qualche spedizione - è situata sul monte Meru, nell'Himalaya (il centro della Terra, dicono i testi).

Egli ha numerosi soprannomi: Indra il fulminante (Vajri), il Grande Indra (Mahendra), il potente (Sakra), l'uccisore di Vritra (Vritrahan). Egli è lo sposo di Indrani e il padre di Citragupta; la sua cavalcatura è l'elefante Airavata.

Indra uccide il drago Vritra, che bloccava le acque della montagna; questa impresa ha reso feconda la terra e, se si considera l'importanza dei monsoni per la vita agricola indiana, si può capire quanto sia stata esaltata questa prodezza. In seguito, questa liberazione delle acque adombrerà il nome di Indra, poiché il drago è presentato come l'incarnazione di un bramino: il dio guerriero porterà dunque il peso del peccato di aver ucciso un sacerdote.

Indra è anche il liberatore delle vacche prigioniere del demone Vala, il conquistatore dell'Aurora e del Sole; egli trionfa sui demoni Arbuda, Visvarupa, Namuci, ecc., ed aiuterà più tardi Visnu al momento della burrificazione del mare di latte.

• Varuna è meno onorato di Indra negli inni vedici; eppure questo dio, che non è più un uomo, è il dio sovrano del pantheon indiano primitivo; le leggende ne fanno, con Mitra, al quale è quasi sempre associato, uno dei figli della dea Aditi, il cui nome significa "esempio di legami" e che si interpreta spesso come una rappresentazione concreta dell'infinito (o più esattamente dell'indefinito).

Viene spesso raffigurato come un uomo bianco che cavalca un mostro marino, il makara, e che tiene in mano una corda a nodo scorsoio (Varuna il Giustiziere); ma i caratteri antropomorfici sono rari e il culto di Varuna è stato considerato da numerosi storici delle religioni, come un segno precorritore del monoteismo.

Varuna è il creatore e il sovrano (rajià) dell'Universo; egli possiede la maya, cioè la potenza magica di agire su ogni cosa, è Padrone del Mondo, un asura; è lui che mantiene l'ordine generale delle cose, il rita, è lui che castiga i colpevoli e ricompensa i buoni, che regola sia il movimento degli astri, sia quello delle acque; i venti sono prodotti dal suo soffio ed egli spia tutta la creazione con i suoi occhi: le stelle. É infine Varuna, che collegato alla Luna, serbatoio della soma, controlla questa bevanda divina e regna, con Yama, sull'impero dei morti posto proprio sulla Luna.

Si è tentato di ravvicinare questo dio creatore, conservatore e giustiziere, al dio supremo delle religioni a tendenza monoteista; sembra però che non possa essere assimilato al dio dell'antica Persia predicato da Zoroastro: Ahura-Mazda. Si è voluto anche accostare Varuna ad Urano, il dio greco.

• Mitra. Sempre accostato a Varuna, è il dio del Giorno (Varuna con i suoi occhi-stelle regna sul cielo notturno). Nel Veda è dedicato a lui un solo inno, ma egli non deve essere considerato un dio secondario, anzi, Mitra è l'ordinatore delle regole fissate da Varuna: egli vigila sul rispetto della parola data. É associato al Sole e corrisponde, senza possibile ambiguità, al Mitra iraniano; ma il suo ruolo è meno importante in India che in Persia.

• Agni. Il più importante degli dei terrestri è Agni; bello d'aspetto, risplendente come il sole, dotato di una grande forza e di un veemente coraggio, severo nel giudicare, Agni è così descritto da un poeta vedico:

" Con le sue acute zanne morde e mordendo atterra

La selva, come un forte la contrapposta guerra

Se nelle selve Agni dal vento spinto si sferra,

Straccia le folte chiome alla terra"..

Agni è un dio molto amato dai mortali, dei quali è il generoso protettore, colui che guida e intercede presso gli altri dei in nome del popolo. Per la sua triplice natura celeste, acquatica e terrestre, Agni è considerato un essere onnipresente. Nei testi vedici, Agni è il Fuoco (vedi il latino ignis), considerato sia come il figlio delle Acque celesti, sia come il loro amante. Egli è pure chiamato il Figlio-di-Due-Madri, i due pezzi di legno che servono ad ottenere il fuoco per sfregamento uno contro l'altro (gli arani). Appena nato egli li divora. Agni è rappresentato generalmente mentre cavalca un montone, provvisto di 4 braccia e di 2 teste; tiene il ventaglio che serve a soffiare sul fuoco, la fiaccola e il cucchiaio del sacrificato (è il fuoco sacrificale e, con questo, il simbolo della classe sacerdotale).

Altre divinità.

• Dei cosmici

- Aditi, lo spazio-celeste, la "Madre-senza-padre", è una specie di dea madre abbastanza vaga; viene identificata a volte con la Vacca sacra. I suoi figli sono gli Aditia.

- Il binomio Cielo-Terra è rappresentato da Dyaush Pita (il "Luminoso") e Prithivi (la "Vasta"); questo binomio è spesso invocato dal Rig-Veda, ma rimane di secondaria importanza nel pantheon.

- Gli Aditia sono 7 di numero (ve ne saranno 12 in un'epoca più tardiva). I primi due sono Varuna e Mitra; gli altri espletano un ruolo secondario. L'ottavo figlio di Aditi è Surya (altro nome: Savitar, "Il Promotore"), cioè il sole; egli percorre il cielo con il suo carro.

- Ushas è l'amante, la fidanzata o la figlia del Surya di cui essa prepara la via. É anche fidanzata a Kandra (la Luna, che è di sesso maschile nella religione vedica).

A Ushas sono dedicati venti inni meravigliosi, pieni di impeto lirico, privi di quegli accenni sacrificali che appesantiscono spesso la poesia vedica. Ushas è l'Aurora, la figlia del cielo e sorella della notte; veste splendidamente; viaggia ogni mattino su di un carro trainato da due cavalli rossi e da due vacche rosee ed è sempre inseguita invano dal sole (surya). Portatrice della prima luce del giorno, Ushas risveglia gli uomini, incitandoli alla bontà, alla giustizia e al proficuo lavoro; gli uomini, a loro volta, la implorano perchè conceda loro un buon cibo, prole, bestiame, ricchezza e lunga vita.

• Divinità secondarie

- Gli Asvin sono gli dei gemelli della Luce che viaggiano in un carro dorato, tirato da cavalli e uccelli. Sono i messaggeri di Ushas, la dea dell'Aurora, ed operano nel cielo di Indra, delle guarigioni meravigliose. Gli Asvin sono i più giovani tra gli dei e pure i più antichi. Il loro carro percorre in un solo giorno tutto l'universo; compassionevoli verso i deboli e gli oppressi, agli Asvin vengono attribuite eccezionali imprese miracolose: ciechi ritornati a vedere, paralitici risanati, mogli sterili allietate da figli ecc. ecc. Ben cinquanta inni sono a loro dedicati e, insieme a Indra, sono gli dei più cantati dalla letteratura vedica.

- I Gandharva: musicanti dissoluti, attirati soprattutto dai piaceri sessuali che ricercano perfino con le mortali. Le loro corrispondenti femminili sono delle ninfe: le Aspara, cortigiane divine.

- Kama è il Cupido vedico; egli è armato di un arco e di frecce che sono fiori di loto, di giglio, di gelsomino, ecc. Cavalca un pappagallo. La sua sposa è Rati, dea della voluttà.

• Semidei

Secondo i Veda, il primo uomo si chiama Manu; dall'offerta di latte e di burro che egli fece a Visnu, nacque una donna, Ida, che si trasformò successivamente in giovenca, in capra, ecc. Manu, trasformandosi di volta in volta in toro, in capro, ecc., fece nascere, dai suoi vari rapporti, le bestie della creazione. Il primo uomo che morì fu Yama, che diventò il re e il giudice dell'Inferno; a seconda delle sue azioni sulla terra, l'anima è autorizzata a salire verso il soggiorno dei Pitri ("Padri"), o al contrario è invitata agli Inferi ove essa si purifica prima della sua reincarnazione
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